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Palermo - San Carlo Borromeo dei Milanesi

La Nazione Lombarda si stabilì a Palermo nel XVII secolo, ove esercitò il commercio di filati, seta, drappi di velluto, facendo parte del Consolato dell'Arte della seta e risiedendo nella via dei Lombardi, fuori Porta S. Giorgio, vicino alla " nazione " dei Genovesi. Avevano il monopolio della vendita di vini e pane, olio e carbone, marmi.
Nel XVII secolo fu molto diffuso a Palermo il culto di S. Carlo Borromeo, di cui sono rimasti diversi quadri, cui corrisponde la diffusione del culto a S. Rosalia a Gravedona e nell'Alto Lario, da dove provenivano i primi Lombardi stabilitisi a Palermo.
La Nazione Lombarda nel 1626 solennizzò il Festino di S. Rosalia con un grande Arco trionfale, con figurazioni simboliche e allegoriche ed eresse la sua statua all'esterno del Duomo di Milano. Nel XVIII secolo ebbe sede presso la Chiesa di S. Sofia dei tavernieri e bordonari ( vetturali ).
La Chiesa di S. Carlo Borromeo, posta accanto all'antica Piazza della Fieravecchia, chiamata così fino al 1860 dal vecchio mercato,poi della Rivoluzione, fu fondata nel 1616, anno della Canonizzazione del Santo e benedetta da D. Francesco Bisso, Vicario Generale del Cardinale Giannettino Doria.Erano Governatori e procuratori della Nazione Lombarda:Abbondio Curto da Gravedona, Nicolò Brocco da Piuro, Bernardo Ardengo da Lecco e Giovanni Fossato da Como. Dopo aver avuto una Cappella nella Chiesa di S. Giacomo la Marina, sotto il titolo della Flagellazione, i Lombardi acquistarono una casa ed un forno per costruire la Chiesa e l’ospedaletto o infermeria, destinato ai loro connazionali. Nel 1635 fu ceduta ai PP. Benedettini Cassinesi per 1250 scudi; essi si impegnarono a mantenerne il nome e costruirvi una cappella per la sepoltura.
Vi ebbero sede due Confraternite di Lombardi: quella di S. Carlo dei Milanesi, fondata nel 1617 e la Schola della SS. Annunziata e S. Pietro di Costa di Dosso del Liro del 1689.Fu completata nel 1648. E’ uno dei rari esempi a Palermo di chiesa a pianta ellittica, lunga m. 21,84 x 12,22, con vestibolo rettangolare, largo presbiterio e cupola ovale, sorretta da pennacchi trapezoidali.
Ha come riferimento S. Anna dei Palafrenieri del Vignola e San Carlino alle Quattro Fontane del Borromini. Lo spazio si sviluppa in una serie di superfici curve che si esaltano nella volumetria della cupola.
Le paraste hanno un vistoso rivestimento di marmi mischi e tramischi, disegnati da Paolo e Giacomo Amato alla fine del XVII secolo.
La scelta della forma centrica allungata risponde alla concezione razional-funzionale delle Istruzioni del Borromeo per la divulgazione della Parola di Dio; la esuberante decorazione risponde alle esigenze della Chiesa della Controriforma. che si esaltano nella volumetria della cupola. Le paraste hanno un vistoso rivestimento di marmi mischi e tramischi, disegnati da Paolo e Giacomo Amato alla fine del XVII secolo.La scelta della forma centrica allungata risponde alla concezione razional-funzionale delle Istruzioni del Borromeo per la divulgazione della Parola di Dio; la esuberante decorazione risponde alle esigenze della Chiesa della Controriforma.La cupola originaria fu sostituita, dopo il terremoto del 1726,dall'ingegnere Gaetano Lazzara con una finta calotta. Nel 1843 lo stuccatore Domenico Castelli intervenne sul prospetto sulle direttive dell'architetto Giovanni Rossi.
Nel 1980, in seguito alla chiusura al culto, è stata oggetto di furti nella decorazione marmorea.Affidata nel 1993 alle Suore Carmelitane ed oggi alla Charitas diocesana, non è attualmente visitabile. Il suo restauro, poichè l'impianto strutturale non presenta gravi dissesti statici, potrebbe dare il via all'opera di recupero di una zona del Centro Storico tra le più degradate, ma ancora vitale.Pietro Martorana realizzò nel 1740 sulla volta di copertura un affresco con l’Apoteosi di S. Carlo, sostituito nel 1892 da quello di Carmelo Giarrizzo.Quattro tele di autore sconosciuto, poste sui pennacchi, rappresentano i quattro Continenti,evangelizzati dall’Ordine Benedettino.
La Cappella di S. Carlo, realizzata nel 1691 da Giovan Battista Ferrera e Baldassarre Pampillonia su progetto di Paolo e Giacomo Amato e disegno di Pietro dell’Aquila, presenta figurazioni di fiori e frutta, targhe ed emblemi araldici, simboli ed allegorie, quali lo stemma quadripartito con l’Aquila imperiale e il serpente che ingoia il bambino, che si rifà a quello dei Visconti, che si riferisce alla Nazione Lombarda.L’altare, le cui decorazioni in basso sono state trafugate, decorato a marmi mischi, è una vera gloria, un colpo d’occhio che attrae l’osservatore abbagliato da forme e colori. Inserito tra due colonne di marmo rosso, presenta sul frontone il motto del Borromeo “ Humilitas”, e due angeli con corone di fiori. Le due porticine laterali sono sovrastate da un fregio a forma di conchiglia e testine di angeli e da due affreschi della vita del Santo. La volta è affrescata con altri due episodi e S. Carlo con la SS. Trinità.Vi era posto il Quadro di S. Carlo Borromeo di m. 3,10 x 2,22 fatto realizzare dalla Nazione Lombarda fuori Regno. Si reputa per una pittura d’eccellente autore e il Cannizzaro nel De Relig. Panorm. riferisce essere Vincenzo Vallone, che la eseguì in Roma. La committenza di esso è fatta risalire a Giovanni Battista Curto, cittadino palermitano, ma originario di Gravedona, che nel 1620 lasciò un legato di onze 7 e tarì 15 alla Chiesa, tra i cui deputati è citato nel 1616 un Abbondio Curto, che molto si affaticò per detta Chiesa. Il quadro è oggi visibile al Museo Diocesano. Richiama, per la presenza dell’angelo che rinfodera la spada della peste il quadro della Parrocchiale di Livo, opera di Pietro Novelli.