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Palermo - Conservatorio Vincenzo Bellini

Il Conservatorio di musica "V.Bellini” di Palermo nasce fra il 1617 e il 1618 per volontà del viceré Conte De Castro, con il nome di Conservatorio del Buon Pastore. Era detto anche Conservatorio o Casa degli Spersi, per il suo scopo sociale di recupero di bambini e adolescenti abbandonati e dediti per lo più ad attività microcriminali, cui veniva garantita una vita dignitosa e l'apprendimento di un mestiere. A partire dalla fine dei XVII secolo l’insegnamento della musica assume un ruolo sempre più rilevante, e nel corso dei secolo successivo si delinea la futura prestigiosa vocazione del Conservatorio, ovvero la formazione professionale di musicisti.
Gli ultimi decenni dei '700 rappresentano una fase di grande prestigio dei Conservatorio nella vita culturale cittadina, essendo questo Istituto crocevia delle richieste dei migliori cantori, strumentisti e compositori per qualsiasi evento musicale di natura religiosa, teatrale o mondana. Fra i maestri più prestigiosi dei Conservatorio, in quegli anni, si ricorda Francesco Piticchio. Segue una fase di decadenza nei primi decenni dell'800, dovuta secondo le testimonianze dell'epoca ad una cattiva e corrotta amministrazione, allo scarso rispetto della dignità umana nei confronti degli p. spersi", e infine alle persecuzioni politiche e poliziesche nei confronti di alcuni maestri dell'istituto, sospettati di cospirazione contro il regime. Si deve a un grande mecenate ed uomo di cultura, il barone Pietro Pisani, il rilancio di questa istituzione. Difettante e cultore di musica, egli fece costruire un piccolo teatro interno al Conservatorio, donò numerosi strumenti, stampe e manoscritti musicali, e soprattutto chiamò a Palermo un grande musicista, che prese l'incarico di direttore e insegnante di composizione. Pietro Raimondì è figura chiave dei Conservatorio, nel terzo e quarto decennio dei secolo XIX e anche oltre, se si considera l'enorme influenza dei suoi insegnamenti per oltre un secolo. Romano di nascita e napoletano di formazione, già largamente apprezzato come operista, egli approfondisce nel ventennio di permanenza a Palermo la "scienza" dei contrappunto, come egli stesso la definiva, praticandola da teorico innovatore, compositore e didatta. In quegli anni compone più musiche sacre polifoniche che melodrammi di successo, sfidando le convenzioni e l'e aspettative dei mercato musicale dell'epoca, ma soprattutto concepisce geniali e avveniristiche teorie "di scientifica composizione musicale", che prevedono la simultaneità di solisti, cori e orchestre in differenti tonalità, segnature di tempo e tempi metronomici. La solidissima formazione contrappuntistica della scuola di Raimondi lascerà un segno indelebile: quando il Maestro fa ritorno a Roma (acclamato in occasione dell'esecuzione sincronica di tre suoi oratori, fu chiamato dal Papa come maestro di cappella), sia uno dei suoi successori pro tempore, Gioacchina Bonanno, sia il suo allievo prediletto Pietro Patania, nominato direttore effettivo dopo l'unità d'Italia, portano il testimone dei suoi insegnamenti, aggiungendo peraltro alla sapienza contrappuntistica ulteriori elementi di originalità. Proprio grazie a questi ed altri prestigiosi compositori, attivi presso il Conservatorio palermitano (ormai noto con il nome di Rea] Collegio di Musica), la realtà musicale locale non rimane intrappolata in quella monocoltura dei melodramma che distingueva gran parte dell'Italia dal resto d'Europa: oltre al già citato filone dei contrappunto sacro, che vede l'esecuzione di grandiose architetture compositive (ad esempio canoni, fughe e mottetti per due e più cori), si coltivano generi come la sinfonia, il quartetto e la musica strumentale da. camera in genere, di compositori stranieri e locali. I diretti contatti con l'Europa centrale di musicisti formati al Conservatorio di Palermo, e spesso divenuti docenti di questo ed altri Conservatori, è testimoniata da noti compositori, editori e direttori d'orchestra dei tempo, dei calibro di Richard Wagner, Breitkopf & HarkeI e Richard Strauss, che apprezzarono, pubblicarono ed eseguirono composizioni di questi musicisti siciliani. Fra questi vanno almeno menzionati, oltre a Patania, Antonino Scontrino e Antonino Pasculli, celebre in tutta Europa come compositore e soprattutto eccellente virtuoso di oboe. Dopo una nuova fase di parziale declino dei Conservatorio, durante la direzione dei pur bravo compositore Giorgio Miceli, un determinante rilancio viene da Guglielmo Zuelii, attivo come direttore ed insegnante tra la fine dell'Ottocento e gli inizi dei Novecento, ed attivo protagonista e promotore ,della vita musicale cittadina. Dalla sua scuola escono musicisti di talento come Gino Marinuzzi, Giuseppe Mulè, Stefano Donaudy e Francesco Paolo Neglia, divenuto poi a sua volta direttore dei Conservatorio di Amburgo, e a lui si deve la definitiva intitolazione dei Conservatorio a Vincenzo Bellini. A Zuelli succede per breve tempo Alberto Favara, raro continuatore della scuola contrappuntistica palermitana dell'Ottocento, considerato a tutt'oggi uno dei pionieri italiani dell'etno-musicologia per la scrupolosa e lungimirante metodologia del suo imponente Corpus di musiche popolari siciliane. Anche il celebre operista Francesco Cilea per alcuni anni ricopre la carica di'direttore del Conservatorio., e gli succedono nel corso dei '900 altri valenti musicisti come Guido Alberto Fanol, Giuseppe Mulè, Antonio Savasta, Rito Selvaggi, Pietro Ferro, Terenzìo Gargiulo e Ottavio Ziino, in varia misura attenti a mantenere alto il prestigio dei Conservatorio. Qui si formano e muovono i primi passi personalità di rilievo internazionale come Franco Ferrara, grande direttore d'orchestra e didatta, e Nino Pirrotta, per molti anni stimatissimo docente alla Harvard University e autore di autorevoli saggi, oggi considerati pietre miliari della musicologia del '900. Una fase positiva, ancora ben presente nella memoria di chi oggi lavora in questo Istituto, è poi quella della direzione di Eliodoro Sollima, dalla cui scuola sono anche emersi, come già in altri tempi, compositori apprezzati in Italia e all'estero. Dopo alcuni anni di commissariamento l'attività dei Conservatorio riprende nuovo vigore sotto la direzione dì Antonio Scarlato, romano, già docente di composizione ai Conservatorio della sua città, e in anni recenti con l'attuale direttore Carmelo Caruso, uno dei migliori allievi di Eliodoro Soilima, che dà sempre più spazio a nuove ed originali iniziative. L'illustre passato dei Conservatorio palermitano è testimoniato dalla pregevole architettura, a cominciare dal portale trecentesco e dal chiostro, da un'importante collezione di strumenti antichi, in parte provenienti dal lascito dei barone Pisani, e soprattutto dalla biblioteca, il cui nucleo più antico è ancor oggi conosciuto come 1ondo Pisani". Ricca di esemplari rari e spesso unici, essa comprende libri e partiture, stampati fin dag11nizi dei '500, e migliaia di manoscritti in buona parte autografi, testimonianza preziosa dei lavoro di musicisti quali Alessandro e Domenico Scarlatti, Bellini, Raimondi, Piatania, Scontrino e molti altri. Diretta in passato da figure prestigiose come Antonio Garbelotto, il già citato Nino Pirrotta, Roberto Pagano (und dei più 'autorevoli studiosi delle vite e delle opere degli Scarlatti) e Giuseppe Giglio (per molti anni direttore del Conservatorio di Firenze), la Biblioteca dei Conservatorio di Palermo rappresenta per certi versi lo specchio della realtà cittadina degli ultimi decenni: pesantemente danneggiata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, che oltre a distruggerne il prezioso archivio sventrarono fa Sala Scarlatti (auditorium dei Conservatorio, ricostruito solo vent'anni dopo), ha avuto un'attenzione non costante da parte delle istituzioni, e ancor oggi risente di quelle ferite e di tanti ritardi. Uscita di recente da un oblio quasi decennale, che seguiva i lodevoli sforzi di Umberto D'Arpa e Federica Riva nella sua riorganizzazione, è tornata ai centro dell'attenzione di musicisti e studiosi di ogni parte dei mondo, che ne stanno studiando e rivalutando l'immenso patrimonio. A questa biblioteca si è interessata fra l'altro la rete televisiva di Stato tedesca, in un servizio trasmesso in mondovisione in occasione dell'ultimo concerto dei Berliner Philarmoniker al Teatro Massimo di Palermo. Tra le più incoraggianti e recenti novità, le generose donazioni di migliaia di partiture, libri e rare incisioni discografiche da parte di Mario Natale (erede di Gustavo ed Italia Natale già prestigiose figure di musicisti ed insegnanti dei Conservatorio stesso).