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Le terme Achilliane sotto il Duomo


Così come altri monumenti della Catania barocca anche il Duomo fu costruito su parte di un antico edificio romano. Posto a un livello più basso del piano di calpestio e completamente nascosto alla vista, questo edificio, conosciuto con il nome di terme Achilliane, si estende fino alla parte sud della piazza. Una porta che si apre sul lato destro della facciata consente di accedere alla grande costruzione che oggi, per motivi di sicurezza, viene tenuta chiusa al pubblico. L’importanza di questo edificio termale, uno tra i tanti della Catania romana, è costituita dal fatto che esso conserva, ancora leggibili, le imponenti strutture dei diversi ambienti tra i quali spicca una grande sala rettangolare che misura 12 metri per 13 la cui volta è sostenuta da quattro pilastri. Le ariose volte, riprodotte in alcuni disegni settecenteschi, sono abbellite da stucchi con immagini di fanciulli, animali e viticci con grappoli d’uva. Secondo alcuni studiosi il grande edificio, costruito vicino al mare, può essere datato intorno al III secolo d.C.

Un grande tempio dedicato a S. Agata


Dopo il terremoto del 1693 il Senato cittadino decise di rispettare, nella ricostruzione, la stessa collocazione del Duomo normanno. Sull´originario impianto basilicale a tre navate G. Palazzotto nel 1709 iniziò ad elevare la chiesa sfruttando le preesistenze architettoniche. Il problema di armonizzare le enormi strutture portanti alla facciata fu brillantemente risolto da G.B. Vaccarini, abate e architetto di origine palermitana, che fu uno dei più geniali e scrupolosi artefici della ricostruzione settecentesca di Catania. Egli utilizzò molti materiali preziosi che provenivano dai monumenti antichi catanesi, quasi a volere ribadire il concetto di continuità tra presente e passato. Superato il grande portone d´ingresso si ha l´impressione di abbracciare un insieme rigoroso e armonico dominato dalla grandiosità delle componenti architettoniche, alleggerite dai giochi della luce calda e uniforme. Addossata al secondo pilastro a destra la tomba di Vincenzo Bellini, grande musicista catanese (1801-1835); tra un pilastro e l´altro si possono vedere alcune strutture dell´antico tempio messe in luce durante i lavori di restauro del 1952; il livello più basso dei ruderi è giustificato dal fatto che dopo il terremoto le macerie che ricoprivano le navate erano così abbondanti che, all´atto della seguente ricostruzione, si preferì lasciarle in loco e impiantare sopra di esse un nuovo piano di calpestio. Nella prima campata, a destra, è un affresco con Il Battesimo di Cristo di G. Tuccari (1667-1743); al primo altare una tela con S. Febronia del Borremans (1735); al secondo altare S. Rosalia (1736) sempre del Borremans. Al terzo altare è la tela con S. Antonio di Padova attribuita al Borremans; al quarto altare una Sacra Famiglia del pittore catanese del Seicento P. Abbadessa; al quinto altare una tela con la Madonna Corredentrice di E. di Giovanni, artista catanese contemporaneo (1887-1979). Lungo la navata sinistra: al primo altare è una tela con S. Giorgio datata 1624 del catanese G. La Manna; al secondo altare il S. Francesco di Paola opera del catanese G. Guarnaccia che operava nel Settecento; al terzo altare una tela con la Madonna delle Grazie, S. Gaetano e S. Filippo Neri del Tuccari (1726). Sul quarto altare spicca una tela con S. Antonio Abate sempre del Borremans (1740). Al quinto altare il Martirio di S. Agata, tela del 1605, del grande artista toscano E. Paladini che ha lasciato in Sicilia numerosi capolavori. Di quest´opera ha recentemente scritto lo storico dell´arte Sergio Troisi: "Per il martirio di S. Agata Paladini concepisce un vasto scenario che funge da fondale alla scena del martirio in primo piano, una quinta digradante di architetture costituita da un loggiato alla veneta e da una balconata i cui motivi decorativi riprendono, invece, la tradizione fiorentina". Il tema del martirio di Agata si ricollega al culto catanese della santa che, proprio all´interno della cattedrale, esplode con tutta la sua carica vitale tra momenti di fede autentica e colorite tradizioni popolari.