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  Camporotondo Etneo
Punti di interesse
Camporotondo Etneo - Chiesa Madre Sant'Antonio Abate
Catania - Grotta della Chiesa
San Pietro Clarenza - Grotta Sgangheri
Balpasso - Grotta delle Colombe I
Belpasso - Grotta delle Colombe II
Belpasso - Grotta Campana
San Pietro Clarenza - Grotta del Signore
Camporotondo Etneo - Grotta del Menzagno
Mascalucia - Grotta della Madonna di Monpilieri
Belpasso - Grotta Ampudda di Pisciteddu
Belpasso - Grotta Taddariti I
Belpasso - Grotta Taddariti II
Catania - Grotta di San Giovanni
Mascalucia - Grotta dell'Eremita
Belpasso - Grotta della Dinamite
Misterbianco - Grotta della Tangenziale
Belpasso - Santuario Madonna della Roccia
Mascalucia - Santuario Madonna della Sciara di Mompilieri
Etna - Monpilieri
 
Camporotondo Etneo

Le prime notizie storiche sull'esistenza di Camporotondo, così denominato dalla forma rotondeggiante del sito, risalgono al XVI secolo.

A quell'epoca esso costituiva uno dei numerosi piccoli agglomerati rurali ("casali") sparsi lungo il territorio catanese e costituenti un complesso insediativo integrato con il centro urbano di Catania.

Il Fazello, nelle sue "De rebus siculis decades duae" (1560), lo annovera fra quei villaggi noti come "le vigne dei catanesi".

Quando le urgenze finanziarie della Corte spagnola indussero il sovrano Filippo IV ad alienare alcuni dei beni posseduti dal demanio regio in Sicilia, i casali catanesi, e fra essi Camporotondo, si trovarono al centro di un complesso mercato, il cui interesse fu accresciuto dalla possibilità di conseguire, congiuntamente al possesso dei borghi in questione, i titoli nobiliari di principe e di marchese.

La gestione della compravendita venne affidata al cittadino genovese Giovanni Andrea Massa, al quale la Corte conferì l'autorità di potere acquistare "pro nominanda persona" il numero di casali che egli ritenesse opportuno, per poi rivenderli in modo vantaggioso.

Fu così che il 18 aprile 1649 il pubblico notaio messinese Antonio Mare redasse il contratto di vendita con il quale il Massa cedeva Camporotondo ad Antonio Reitano. Il prezzo pattuito per la vendita fu di 2.800 onze.

Nel 1654 esso fu poi acquisito da Diego Reitano, che ottenne il titolo di marchese l'anno successivo. Il territorio fu ricavato in parte da quello della vicina Paternò ed in parte dal patrimonio della città di Catania e fu soggetto alla giurisdizione civile e criminale ("mero e misto imperio") del marchese, ma esentato da ogni sorta di vincolo di tipo feudale.

Negli anni successivi la popolazione del marchesato crebbe in misura considerevole, passando dai 220 "fuochi" (nuclei abitativi") censiti nel 1602 alle 895 unità del 1652 ed alle 1.600 del 1655.

Nel marzo del 1669 l'abitato fu distrutto dalla colata lavica dell'Etna, che indusse i residenti a trovare rifugio nella città di Catania, dove in molti decisero di stabilirsi.

Ciò causò un brusco decremento demografico di Camporotondo, che contò, nel 1681, soltanto 593 abitanti.

Il successivo disastroso terremoto del 1693 fece registrare un ulteriore diminuzione della popolazione, che ancora nel 1714 consisteva in 181 unità e che, per tutto il XVIII secolo, fu caratterizzata da un lieve incremento (370 abitanti nel 1737 e 565 nel 1798).

Nel 1730 il possesso feudale del marchesato passò, per via matrimoniale, alla famiglia Natoli. A seguito dell'abolizione della feudalità (1812) e delle riforme amministrative borboniche del 1816-19 Camporotondo divenne Comune autonomo.

I nuovi amministratori, ritenendo che nel territorio comunale dovesse essere inclusa anche una parte di quello della contigua Belpasso, ne avanzarono istanza, ottenendone, nel 1819, l'aggregazione. Pochi anni dopo, a causa della concessione enfiteutica ad un singolo di un tratto di terreno sciaroso sul quale gli abitanti esercitavano gli usi civici, sorsero i primi contrasti territoriali con il Comune di Belpasso, che contestava la legittimità del provvedimento.

Tale disputa si protrasse a lungo, caratterizzando per diversi anni le relazioni fra le istituzioni municipali dei due paesi.