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Catania - Palazzo di Giustizia

Progettista Francesco Fichera (che non vide la conclusione della sua opera, morì infatti nel 1950), il primo colpo di piccone fu dato nel 1937 da Mussolini. La costruzione del palazzone, nella parte nord dell'allora piazza Esposizione (che 30 anni prima aveva ospitato la grande rassegna agricola da cui aveva preso il nome, sostituito poi con quello di Giovanni Verga), si trascinò stancamente per alcuni anni finché non fu definitivamente bloccata dalla guerra. L'edificio, pressoché allo stato di rustico, durante il conflitto accolse famiglie di profughi e di senzatetto che, con il silenzio delle autorità, vi si accamparono abusivamente: non c'erano ancora neanche i servizi indispensabili. E vi rimasero a lungo perché i lavori, ristabilita la pace, tardavano a riprendere, tanto da indurre il Consiglio dell'Ordine degli avvocati a votare (1951), un ordine del giorno con cui reclamava "presso il ministero dei Lavori pubblici perché siano regolarmente e con urgenza appaltati i lavori del costruendo palazzo di giustizia ed espletati con la massima alacrità"; e aggiungeva, con tono quasi minaccioso:"Ove al riguardo non si ottengano seri affidamenti [delibera] di promuovere un vasto energico movimento di protesta, sino al conseguimento dello scopo". E la ripresa dei lavori si ottenne. La prima cosa cui si provvide fu quella di eliminare la parola DUX che, insieme con LEX, Rex e JUS, contribuiva a formare quasi una grande cornice, scolpita in pietra bianca, sui prospetti laterali e posteriore del palazzo. Quasi tre anni dopo - era il 5 novembre 1953 - l'edificio fu simbolicamente consegnato dal Genio civile al Comune per il avori di completamento (conclusi però l'anno appresso). Ai lati del monumentale ingresso, su targhe dorate, spiccano due date, in rosso: a sinistra, quella della posa della prima pietra (1937), a destra quella della consegna al Comune (1953). Nel 1954, la tradizionale cerimonia dell'inaugurazione dell'anno giudiziatio (7 gennaio) fu tenuta per l'ultima volta nel vecchio palazzo dei tribunali di piazza Stesicoro. Frattanto, allo scultore M. M. Lazzaro era stata commissionata la grande statua della giustizia da porre nell'androne del palazzo, opera che, quando fu realizzata, suscitò un coro di polemiche. Fu innalzata al posto previsto il 13 ottobre 1955. La cronaca di quell'avvenimento così riportata da Catania - Rivista del Comune, nel n.4 di quell'anno: "Dopo una lunga vicenda, punteggiata di polemiche, la statua in bronzo della giustizia, opera dello scultore catanese M. M. Lazzaro, è stata rimossa dal cortile del palazzo del Genio civile, dove era stata deposta da diversi mesi, ed è stata trasportata in piazza Giovanni Verga, per essere collocata nel sito ad essa destinata, ossia nell'androne del nuovo palazzo di giustizia. La statua rappresenta una figura di donna, alta sette metri e mezzo, che sostiene, nelle palme delle mani due uomini per stabiline la colpevolezza o l'innocenza, il tutto in bronzo fuso del peso di cinque tonnellate. L'artista si è ispirato a una pittura di Giotto nella cappella degli Scrovegni e ha rappresentato la figura all'impiedi con un ricco manto a pieghe per intonarsi al progetto dell'architetto Fichera che la vide appunto in posizione verticale e in composizione ritmica con i pilastri del prospetto. La sua forma classicheggiante si armonizza perfettamente con il complesso architettonico del palazzo". Il palazzo di giustizia, opera principale di Fichera, "ma non la più rappresentativa", ha un fronte di 100 metri, un'altezza di 18 metri e 350 locali, fra cui il vastissimo atrio nel quale, dal 1955 in poi, si tiene la solenne cerimonia di apertura dell'anno giudiziario.