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Siracusa - Fonte Ciane

Nel corso dei secoli le acque del fiume di Siracusa hanno visto il passaggio di viaggiatori e studiosi incantati dalla natura, vera padrona del sito. Ancora oggi, risalirne il corso, a piedi o in canoa, immersi in un silenzio quasi surreale, costituisce un'esperienza unica.

Per i viaggiatori che sostano a Siracusa una meta è sicuramente la Riserva naturale Ciane - Saline istituita con Decreto dell'assessorato Territorio Ambiente del 1984. Per la singolarità del paesaggio, costituisce un ambiente tra i più belli e singolari della provincia.
Il nome Ciane viene dal greco cyanos, azzurro, ma anche da Cyane, la mitica ninfa che amò Anapo e che fu trasformata da Plutone in una sorgente. Il fiume Ciane è l'unico sito europeo dove è possivile trovare il papiro.

Molte sono le testimonianze di studiosi e viaggiatori che hanno visitato il fiume nel corso dei secoli. Il pittore francese Jean Hoüel, durante la sua permanenza in Sicilia nel 1776, eseguì disegni e tempere che costituirono i riferimenti per incidere le 264 tavole dei quattro volumi del "Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malta et de Lipari", pubblicati tra il 1782 e il 1787. Questa la sua descrizione del Ciane: "Le acque di questa fonte sono così abbondanti che dormano un piccolo fiume che fa a perdersi nel fiume Anapo (...). Le sue acque hanno una grande profondità e formano all'inizio un bacino di una larghezza di trenta piedi. Sono di una notevole trasparenza. Contengono e lasciano intravedere un'innumerevole quantità di pesci (...). In barca su quest'acqua tranquilla e così trasparente che sfugge alla vista, si è tentati di credere che sia sostenuta in aria per incantesimo, e si gode lo spettacolo di tutte queste famiglie acquatiche che giocano, che passeggiano o lottano nel fondo delle acqua. Possiamo vederle nascondersi sotto le acque che sembrano composte da tessuto di delicatissima seta".

Nel 1900, Giuseppe Lopriore, botanico e studioso degli ambienti lacustri della Sicilia, descriveva la fonte come un acquario "illuminato dal fondo" e in cui "si specchia tutto un popolo di papiri".
Più tardi, lo scrittore Guido Piovene, in "Viaggio in Italia", considerava questa "una delle gite più graziose d'Italia" e consigliava di portarsi all'imbarco dell'esile corso e "di penetrarvi in barca, specie nell'ora del tramonto", per poter scivolare "tra gli eucalipti e i giardini d'aranci" e poi scorgere "ormai lontano l'Etna, così insistente nel seguirci dovunque da divenire anch'esso nella nostra immaginazione una specie di divinità".

L'assetto attuale del fiume non è però quello originario. Il suo alveo è in parte naturale, in parte artificiale, in quanto per ridurre le esondazioni del fiume con formazione di pantani e acquitrini, attorno al 1890 fu eseguito un intervento di bonifica, con la realizzazione di canali artificiali atti a proteggere il territorio circostante dalle piene invernali. Un ulteriore intervento, che ha profondamente modificato l'aspetto e l'ecologia del fiume, è stato eseguito durante gli Anni 60. A seguito di specifica autorizzazione ministeriale, si permise il prelievo per scopi industriali di acqua del fiume; a tal fine, poco prima della foce, vennero realizzati un'ampia vasca di decantazione, una stazione di pompaggio e un sistema di chiuse per consentire alle barche cariche di turisti di continuare a percorrere il fiume e controllare al tempostesso il flusso del corso d'acqua. L'impianto è oggi totalmente in disuso.

La vegetazione



Le due specie che dominano la vegetazione del fiume Ciane sono sicuramente il papiro (cyperus papyrus ssp. Siculus), che cresce rigogliosa sugli argini del fiume.Sulle sponde del fiume la vegetazione è inoltre caratterizzata da numerose specie tra le quali spiccano la carex riparia; la velenosa solanum dulcamara, dai fiori violacei; il sonchus maritimus; l'iris pseudoacaruus, dalle bellissime infiorescenze gialle; l'epilobium parviflorae; il rumex conglomerata e crispus; la potentilla reptans; il ranucolo, la calystegia saepium, dalle campanule bianco-rosate.

Interessante è anche la vegetazione idrofila, dominata dal nasturtium officinale, dall'apium nodiflorum, dalla mentha aquatica, dal potamogeton crispus e natans, dal ceratophyllum demersum, e dal myriophyllum verticillatus. Tale associazione trova nel Ciante condizioni ideali grazie al lento scorrere della corrente, così da formare, in alcuni tratti, un fine intreccio di erbe palustri.

Nelle anse, dove l'acqua è ferma, si può trovare la lenticchia d'acqua a formare un tappeto verde, mentre gli argini sono frequentemente punteggiati da grandi esemplari di frassino (fraxinus excelsior), pianta tipica dell'ambiente fluviale.

Il papiro


Il papiro è una pianta tipica delle regioni africane, nota fin dall'antichità. Ad essa è legato lo sviluppo della civiltà umana e della scrittura, per essere stata la materia prima per la produzione della "carta Papiro" degli antichi Egizi. Sulla presenza del papiro nelle nostra zona sono state formulate due ipotesi: secondo alcuni autori questa specie sarebbe spontanea di questo sito e dunque autoctona; secondo altri il papiro sarebbe invece una specie introdotta in tempi remoti e poi naturalizzata.
La pianta di papiro presenta nella parte superiore un caule (fusto) trigono, costituito all'esterno da un involucro esterno ma compatto di tessuti tegumentari e conduttori, che gli conferisce la rigidità necessaria, mentre all'interno è caratterizzato dalla presenza di una sostanza spugnosa, bianca, in grado di garantire il giusto apporto d'aria anche alle parti sommerse della pianta.

L'ombrella, che così tipicamente sormonta il fusto, costiituisce un folto ciuffo di filamenti (rami), alla cui estremità fioriscono le spighette fertili.
La fabbricazion della carta di papiro risale all'epoca pre-dinastica dell'antico Egitto (4500 - 3000 a.C.). Si otteneva utilizzando il midollo fibroso del caule. Il successo di tale prodotto consisteva nella sua resistenza al tempo. Papiri in ottimo stato di conservazione sono infatti pervenuti fino ai giorni nostri.
L'uso della carta di papiro è proseguito fino al Medioevo, quando fu definitivamente sostituita dalla carta realizzata con altri materiali vegetali quali fibre di gelso, bambù, fibre di ramiè, canapa, cascami dell'industria tessile e stracci (la prima cartiera realizzata in Italia fu quella di Fabriano, fondata nel 1276).

L'unico documento pervenutoci sulla lavorazione del papiro è la descrizione fatta da Plinio il Vecchio nella sua opera "naturalis historia" ed oggi il papiro di Siracusa viene realizzato utilizzando il procedimento scoperto alla fine del Settecento dallo studioso siracusano Saverio Landolina. La produzione viene realizzata in numerosi laboratori artigianali soprattutto per scopi commerciali e turistici.

* Plinio il Vecchio - Naturalis Historia Liber XIII Caput XXII
* Plinio il Vecchio - Naturalis Historia Liber XIII Caput XXIII
* Plinio il Vecchio - Naturalis Historia Liber XIII Caput XXIV
* Plinio il Vecchio - Naturalis Historia Liber XIII Caput XXV

La fauna



La gallinella d'acqua è sicuramente l'elemento dell'avifauna più rappresentativo di questo ambiente. E' una specie nidificante così come lo sono il porciglione, il tarabusino, il martin pescatore e la folaga. Sono presenti anche la cannaiola e il pendolino. Il fiume ospita inoltre granchi di fiume, tartarughe e cefali.

La fruizione del sito


Il fiume, dopo l'istituzione della Riserva è navigabile dalla foce fino all'impianto industriale di captazione delle acque, per un tratto lungo circa 1500 mt. A tal fine è possibile utilizzare i servizi proposti da una società di barcaroli che accompagnano i turisti in tale esperienza. molto interessante l'attraversamento del tratto navigabile dei fiume in canoa, così da godere nel massimo silenzio la natura straordinariamente ricca del fiume.
In alternativa è possibile percorrere il fiume lungo le sue sponde, dalla fonte alla foce. Essendo il sito una Riserva, occorre naturalmente rispettare le regole, compreso il divieto di prelevare piante, in particolare se di papiro. Il percorso è molto suggestivo e alla portata di tutti. Si può affrontare a piedi o in mountain bike. Lungo il tratto iniziale, il percorso è arricchito dalla presenza di ponticelli cinesi, che consentono di superare la vegetazione rigogliosa e di osservare dall'alto l'alveo del fiume, con tutte le forme di vita animali e vegetali presenti.
Per tutto il tragitto si è accompagnati dal canto dei numerosi uccelli presenti: verzellini, cardellini, usignoli di fiume, verdoni, che contribuiscono alla suggestione della passeggiata.