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  Capaci - Chiesa di San Rocco
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Capaci - Chiesa di San Rocco

La Chiesa San Rocco, il cui capo spirituale don Francesco Paolo Chinnici succede a don Giuseppe Licciardi il 16 dicembre 2006, si affaccia sul Corso Domenico Sommariva in forma rettangolare e, seppure priva di elementi ornamentali di rilievo, nelle sue linee architettoniche semplici ed essenziali suggerisce un misurato senso di equilibrio ed una serena visione carica di memorie antiche.

Si presenta con una ampia apertura centrale costituita da un maestoso portale in massiccio legno di "peach pine" (un tempo realizzato a sbalzo ed ora riproposto dipinto in forma levigata) e da un cancello in ferro battuto recentemente restaurato e ricollocato nella sua posizione originaria. Essa è delimitata da una piccola fascia in rilievo percorsa da leggere scanalature che nella parte superiore si divide in due festoni, ancora più larghi, protesi ad avvolgere una nicchia di modeste dimensioni ove si insedia una effigie dell'Immacolata. Poco più in alto una grande finestra a forma rettangolare ne spezza la grigia uniformità per dar luce all'interno. I particolari architettonici ora descritti, scarni e poco appariscenti, non costituiscono di per sé elementi rappresentativi della dignità ecclesiale dell'edificio e tuttavia la sua preminenza spirituale pare affermarsi proprio attraverso quel leggero rincorrersi di linee prospettiche che nella loro essenziale funzionalità conferiscono ad esso un composto effetto di semplicità e di vetustà sacrali.

La facciata si conclude in alto con un timpano triangolare e la sopraelevazione di una grande croce in ferro mentre la scritta in oro posta in basso sopra il portale attesta la sua denominazione di "Chiesa San Rocco".

Sul lato destro si leva il caratteristico campanile a forma di cuspide con la suggestiva riproduzione in piastrelle policrome del '700 di scene della vita di San Rocco. E' sormontato da una banderuola segnavento con un gallo sovrastante ed ospita due campane mentre la parte laterale esterna e quella frontale sono state arricchite recentemente da orologi elettrici collegati ad esse per i rintocchi delle ore e dei quarti.

Fino a poco più di un decennio fa anche l'interno mostrava la stessa disadorna sobrietà nella quale era possibile cogliere con immediata spontaneità lo sguardo penetrante del Grande Occhio di Dio Omniveggente circondato da raggi dorati ed eseguito nella volta a botte sopra l'altare maggiore dal maestro Erasmo Siino di Capaci verso la metà degli anni '60.

Il soffitto presenta il tipico schema a basilica ad una sola navata che poggia direttamente sulle strutture portanti lasciando posto in prossimità del coro a due cappelle; quella a destra è adibita a fonte battesimale ed è sede dell'organo e del gruppo cantore, quella a sinistra ospita l'Annunziata posta su un grande fercolo. Poco al di sotto della linea di copertura, profondamente incassate tra le spesse mura perimetrali e delimitate da fasce dipinte a rilievo per accentuarne le profondità spaziali, si aprono ben nove finestre a forma rettangolare (tre per lato, due nel coro ed una in corrispondenza della facciata) che attraverso vetri color miele lasciano penetrare una calda e diffusa luminosità permeando la volta di una particolare atmosfera di serenità e di quieta contemplazione. Ancora più in basso una breve balconata con ringhiera in ferro percorre tutta la linea perimetrale per divenire rilievo ornamentale all'interno del coro.

Sulla volta a botte della navata centrale, fino a poco più di un decennio fa completamente spoglia di elementi decorativi, oggi si possono ammirare due deliziosi affreschi riproducenti le sembianze di San Rocco attorniato da una dolente umanità in fiduciosa attesa e la figura di una Madonna con Bambino sospesa sopra un manto di nuvole bianche.

La composizione risale all'anno 1988 e reca la firma del pittore Manlio Manvati che con tecnica lineare e grazia michelangiolesca ha voluto esaltare l'armonioso ritmo volumetrico nel quale sono racchiusi tutti i personaggi sullo sfondo di luminosi decori floreali.

Ai lati, entro nicchie direttamente ricavate nelle pareti molto spesse a circa un metro e mezzo dal pavimento, sono situate le statue di San Francesco da Paola e della Madonna del Carmelo e quelle di San Rocco e del Cuore di Gesù, rispettivamente a sinistra ed a destra dell'entrata. Frontalmente, in prossimità del coro, trovano posto invece le statue di Santa Rita e di San Giuseppe.

Sono opere di particolare interesse la Statua di San Francesco da Paola, creazione del Bagnasco, posta nella nicchia a destra della navata, e la statua lignea della Madonna del Carmine, copia fedele di quella della Madonna di Trapani donata da Don Aloisio Zangara, sacerdote carmelitano del Convento di Trapani.

In anni recenti la chiesa è stata completamente rimodernata ma sorprende ancora oggi l'evidente parca economia di realizzazione di tutti i lavori strutturali ed ornamentali resi possibili grazie a generose raccolte popolari o ad elargizioni di benefattori privati denotando così come solo una grande fede ed una costante perseveranza abbiano permesso ai fedeli di preservarne la memoria storica quale simbolo di un edificio servente al culto pubblico tutto proprio ed espressione di una tenace volontà di riscatto dall'ingiuria del tempo e dall'incuria degli uomini. Occorre tenere presente, infatti, che nel corso della I^ Guerra Mondiale essa è stata adibita a deposito di armi ed a caserma militare nonchè a prigione di soldati austriaci catturati nel corso dell'evento bellico.

La Chiesa San Rocco offre, come abbiamo visto, scarse testimonianze d'interesse architettonico dalle quali sia possibile risalire alla sua edificazione ed all'epoca di appartenenza.

L'unico riferimento alle sue origini settecentesche è rappresentato dal campanile ancora intatto a forma di cuspide e rivestito in piastrelle policrome del '700, riproducenti scene della vita di San Rocco, delle quali purtroppo rimangono solo quelle frontali, raffiguranti l'effigie del Santo. Tuttavia, attraverso la ricomposizione di diversi elementi, la sua fondazione può collocarsi in modo certo ai primi decenni del XVIII secolo e, comunque, a diversi anni prima del 1727.

Ne costituiscono prove testimoniali:

- una iscrizione poco leggibile su una lapide tombale inserita dentro un arco in fondo alla Chiesa, risalente a quell'epoca, dalla quale è possibile intendere che l'edificio venne costruito da Don Matteo Triolo che ne resse l'arcipretura dal 1698 fino alla sua morte avvenuta nel 1734, come risulta dalla lettura dei registri parrocchiali della Chiesa Madre;

- l'iscrizione posta su altra lapide situata sul lato opposto riguardante la sepoltura dei fratelli Grasso e della consorte di uno di questi, di famiglia Tamajo, la cui costruzione reca la data, perfettamente leggibile, del 1727.

La Chiesa è stata fortemente voluta da tutti i cittadini i quali da tempo aspiravano ad avere un edificio servente al culto tutto proprio. Venne infatti costruita in tufo locale con i fondi provenienti da una raccolta pubblica e dedicata alle Anime Sante. Ne fu promotore lo stesso arciprete Don Matteo Triolo il quale ebbe pure il merito di aggregarvi alle spalle, in aperta campagna, una Casa per Orfani per la quale i capacioti posero riconoscenti la lapide sopra ricordata in memoria della sua pietà e umiltà.

In seguito la Chiesa venne consacrata a San Rocco, protettore dalla peste, il cui culto aveva avuto larga diffusione in tutta Italia, specialmente tra le comunità rurali, già fin dal XV secolo dopo il trasporto delle sue reliquie dall'Oriente. In suo onore ovunque erano sorte chiese, confraternite ed oratori e le sue sembianze avevano assunto la forma di un giovane barbuto nelle vesti di un pellegrino colto nell'atto di indicare un bubbone sulla gamba sinistra. E' raffigurato in compagnia di un cane con del pane in bocca in ricordo della leggenda seconda la quale il nobile Gottardo inviava con l'animale il cibo al Santo, ammalatosi curando gli appestati presso Piacenza. La statua che è posta nella prima nicchia a sinistra dell'entrata rappresenta appunto San Rocco con la consueta iconografia.

Per oltre due secoli la Chiesa è stata retta amministrativamente e gerarchicamente da quella di Sant'Erasmo fino a quando nel 1963 non venne elevata a parrocchia con la contemporanea investitura della funzione di arciprete di Don Antonino Vassallo (morto nel 1974).

In tempi più recenti essa ha suscitato nuovi interessi e creato straordinarie prospettive grazie ad una profonda opera di restauro voluta dalla guida spirituale di allora, padre Giuseppe Ragusa. Un grandioso affresco illumina ora tutto il presbiterio impreziosito nella volta da armoniosi motivi floreali decorati in oro. L'opera è stata eseguita nel 1988 dal pittore Manlio Manvati da Pozzuoli il quale ha voluto riprodurvi temi evangelici ambientati nella cornice di una Capaci moderna con personaggi ripresi dal vivo tessuto sociale, creando così un fondale innovativo ricco di suggestione e di profonda rottura con la tradizione iconografica locale.

Da una bassa collina una croce in legno sembra protendersi verso spazi infiniti quasi ad abbracciare il mondo mentre ai lati due figure oranti (la Madonna e San Giovanni) arricchiscono la scena di nuova umanità che si estende a comprendere quella che si intuisce nel paese rappresentato in basso e giù giù oltre le strade lunghe e dritte, al di là dell'autostrada fino all'ampio litorale, al mare, all'isolotto quasi alla ricerca di nuove dimensioni; a tutto vantaggio del piccolo Coro che sembra avere assunto spazio e profondità prima insospettabili.

Sulle pareti laterali l'artista ha voluto completare il tema della vita di Gesù con la rappresentazione della Pentecoste, a destra, e dell'Annunciazione, a sinistra. In entrambi gli affreschi le figure evangeliche sono riprodotte con le sembianze di persone viventi nelle loro vesti moderne. Un esempio che vale per tutti: l'Angelo, con tanto di ali bianche tradizionali, che annuncia alla Madonna la divina maternità indossa pantaloni in jeans. I colori dominanti: il giallo ocra ed il grigio che gettano sul paesaggio una luce di sofferta pietà ma anche una cupa ombra di tragica ineluttabilità. Da tutto l'insieme traspare prepotente il desiderio del maestro di fissare momenti di vita, sprazzi della coscienza dell'uomo colto nella sua vera essenza piena di angosciose contraddizioni nel frenetico pulsare della vita dei nostri giorni ma da cui si intuisce una caparbia capacità di slancio verso una rinnovata speranza di riscatto.

Più recentemente, durante una breve visita di cortesia, l'artista ha voluto lasciare ancora un segno del suo impegno artistico in questa Città adattando e realizzando in pittura il portale della facciata che in origine era a sbalzo. Ora si può senz'altro affermare che la Chiesa è stata tutta reinventata e riproposta in uno stile neo-figurativo moderno che le conferisce una nuova dignità ed un sapore antico.